Andreas Zack , Studien zum "Römischen Völkerrecht". Kriegserklärung, Kriegsbeschluß, Beeidung und Ratifikation zwischenstaatlicher Verträge, internationale Freundschaft und Feindschaft während der römischen Republik bis zum Beginn des Prinzipats , Göttinger Forum für Altertumwissenschaft 5, Duehrkohp & Radicke, Göttingen 2001, p. xii, 305.

Versione riveduta e corretta di una dissertazione di dottorato tenuta, nel 1999, presso la facoltà di Filosofia dell'Università gottingense, con relazioni dei Proff. G.A. Lehmann e W. Eck.

L'opera tratta delle connessioni tra le formalizzazioni della politica estera romana ed il profilo costituzionale interno coinvolto in un esercizio di adattamento costante alle mutazioni dello scenario internazionale; si provvede, ad ogni modo, non ad una sistemazione completa dei risultati, piuttosto all'individuazione di linee di tendenza e di sviluppo del modello di interazione tra Roma e le altre comunità nel corso della storia repubblicana, fino all'avvento del Principato.

La storia dei rapporti internazionali di Roma viene letta nei suoi elementi strutturali: dai contatti diplomatici, alla guerra, alla stipulazione della pace o di altri trattati di alleanza; essi rappresentano la manifestazione dell' imperium Romanum .

Dopo una breve introduzione sul contesto storiografico in cui si inseriscono le proprie tesi (1-11), l'autore discute, nel II capitolo, le fonti riguardanti l'origine del ius fetiale (13-73), a partire da quelle che hanno ad oggetto la dichiarazione di guerra (Liv. 1.32.4 ss. e Dion. Hal. 2.72), con particolare attenzione alle caerimoniae bellicae , giungendo alla conclusione che occorre prendere maggiore distanza dallo stereotipo resoconto liviano, perché solo così è possibile inquadrare in maniera "storica" il ruolo dei feziali, non dotati di un'esclusiva competenza in relazione ai trattati. L'analisi della testimonianza di Dionigi e delle risultanze archeologiche conferma l'ipotesi della nascita del diritto feziale in una fase postcivitaria, databile intorno al quinto secolo a.C.

Il III capitolo (75-166) è dedicato alla ricostruzione diacronica delle modalità di partecipazione di popolo, senato e comandanti militari alle decisioni di guerra: la sua funzione costitutiva del comando e soprattutto la necessità della lex de bello indicendo in rapporto con la dichiarazione di intrapresa bellica non appaiono sempre confermate dalle fonti (specie relative al periodo 219-167 a.C.); di essa si cerca inoltre di stabilire con ciò si osservano prassi alternative ed equipollenti imputabili alla flessibilità delle strutture giuridiche repubblicane ed alla modulabilità del potere di fronte all'emergenza.

Nel IV capitolo (167-242) l'autore cerca di precisare la nozione di amicitia e la natura (e gli effetti), sul piano internazionale, dei - controversi - trattati stipulati dal comandante militare (e seguiti dalla ratifica comiziale), specie a partire dal terzo secolo (Liv. 24.48 e 28.17; D. 49.15.5 pr., Pomp. 37 ad Muc. ). L' amicitia non costituisce infatti una conseguenza esclusiva, anche se preferenziale, di simili foedera . Oggetto di specifico approfondimento sono i rapporti tra Roma e Massinissa, Gades, Attalo e altri, tra cui i Rodiesi, nel 167 a.C., rispetto ai quali infatti non si può affermare con certezza la preesistenza di un apposito trattato costitutivo di amicitia , come nei riguardi delle civitates liberae .

L'ultimo capitolo (243-262) riguarda la vexata quaestio della naturale amicizia o belligeranza tra comunità antiche, e soprattutto la necessità di una dichiarazione di guerra formale anche nei confronti di popoli con cui non erano stati stipulati trattati. Secondo Zack l'esistenza di un rapporto internazionale dipendeva, in una prima fase, dal riconoscimento della soggettività di un altro gruppo, attuato mediante un trattato e dunque non poteva scaturire una relazione giuridica con un popolo "non collegato".

 

Natale Rampazzo